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Intervista raccolta da Anna Nacci
a Krenar Xhavara e all'Avv. Marcello Palmisano

sulla strage nel CANALE D'OTRANTO del 28 marzo 1997

Ventotto marzo 1997. Nel Canale d'Otranto, la nave militare italiana Sibilla sperona e affonda la motovedetta albanese Kater I Rades. Muoiono108 persone, anche se le stime ufficiali italiane, basate solo sul numero dei corpi recuperati, dicono 81.

Racconta Krenar Xhavara, uno dei sopravvisuti:

"I naufraghi si rivelavano scomodissimi testimoni, per questo ci hanno invitato ad andar via da Brindisi il prima possibile. Stranamente, ci davano permessi per andare in altre città italiane. Volevano impedirci di testimoniare come parte civile. Abbiamo visto tutto, ciò che ha fatto la Sibilla è stato un vero atto di pirateria".

Nel Canale sono morte persone che fuggivano da una guerra civile.

"Avevamo chiesto asilo politico per proteggere donne e bambini - continua Krenar - ed è stato dato l'ordine di esecuzione del blocco navale, un rigido respingimento dei profughi. Tutto ciò, in contrasto con l'articolo due della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che invece garantisce il diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e vieta l'espulsione collettiva degli stranieri"

Subito dopo aver saputo della tragedia, le famiglie delle vittime hanno chiesto giustizia al governo italiano, imputati però sono i soli comandanti delle imbarcazioni. Abbiamo chiesto a Stefano Palmisano, avvocato di parte civile, a che punto è il processo. Cosa è accaduto fin qui nell'iter processuale?

"L'ultima udienza risale al 15 marzo. Abbiamo sentito l'ammiraglio Guarnieri come persona indagata in un procedimento connesso, cioè una figura a metà strada fra un imputato e un testimone perché già indagata in questo processo o in uno connesso. È l'attuale capo di stato maggiore della marina, lo abbiamo ascoltato non tanto su quello è successo in mare [allora era nella squadra navale di Roma], ma per capire qual è stata la catena dei comandi e quindi delle responsabilità. C'è un vizio d'origine nel processo: la marina militare è imputata solo in un suo esponente, il capitano Laudadio, mentre è evidente che la prima cosa da capire è chi ha dato gli ordini e quali erano le disposizioni per fronteggiare quella che veniva chiamata, con molta creatività solidale, "l'invasione degli albanesi". Proviamo a fare verità, se non giustizia."

Ha l'impressione di urtare contro "un muro di gomma" , come nel caso di Ustica?

Le similitudini fra la tragedia della Kater I Raides e la strage di Ustica sono inquietanti, e sono molte più di quanto le persone che non conoscono le carte del processo potrebbero immaginare. Cito un elemento che appare pittoresco, ma è invece emblematico. Nel film di Risi si faceva vedere la scena in cui il portavoce dell'Aeronautica, nei giorni dopo la strage di Ustica, tirava fuori la famigerata locuzione del cedimento strutturale: il Dc 9 dell'Itavia sarebbe caduto perché originariamente trasportava pesce, il pesce contiene il sale, il sale corrode i metalli... Nella vicenda della Kater c'è stata un'inchiesta sommaria, svolta dalla marina militare, in cui l'ufficiale inquirente ha detto che il contatto tra la Sibilla e la Kater non poteva aver causato l'affondamento della nave. Le cause dovevano essere nello "spostamento dei pesi" che erano a bordo della nave, cioè degli albanesi. La conclusione era che la Sibilla avrebbe avuto funzione di concausa ma non di causa esclusiva dell'affondamento. No comment.
Nella prossima udienza, dovremmo ascoltare in aula tre alti ufficiali della marina, fra cui l'ammiraglio Venturoni, che nel '97 era l'ex capo di stato maggiore della Difesa e ora è ai vertici del Comitato di controllo della Nato, credo ne sia il portavoce. Per ora, è rimandato tutto a settembre perché Laudadio ha problemi di salute.

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