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COCULLO - Un percorso italiano di salvaguardia urgente

Cocullo, borgo montano della provincia aquilana, grazie alla sua economia agro-pastorale aveva conosciuto epoche fiorenti, ma anche periodi di difficoltà economica, nel corso dei quali aveva elaborato in modo peculiare una "competenza ofidica", ciop la capacità di trattare con disinvoltura i serpenti velenosi o innocui. La tradizione giudaica-cristiana, contrariamente ad altre, usa il serpente per rappresentare il demonio: l'animale rappresenta la tentazione della conoscenza, ma anche il pericolo per eccellenza, l'immagine mitica del male, come si evince dal mito di Adamo ed Ev, riferimento fondamentale della Bibbia. Questa negatività si è ribaltata anche sull'animaòe innocuo, che viene usualmente perseguitato e ucciso, nonostante la sua importante funzione topicida e protettiva venga riconosciuta nella civiltà greco-romana e nelle tradizioni popolari di mote aree rurali.

 

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Accanto a queste spiegazioni funzionali, tuttavia, non possiamo omettere di considerare l'idea popolare secondo la quale il serpente è un essere soprannaturale, capace di affascinare chiunque lo guardi, come l'antico basilisco, dominabile solo per intercessione del soprannaturale. Dunque, l'arte di controllare il serpente non si apprende andando a bottega, ma è un carisma, un dono soprannaturale. Questo la popolazione del Centro-Sud credeva fino alla prima metà del Novecento: della "ciarma" (dal francese arcaico charade, fascino, da cui il contemporaneo charme) erano beneficiati i maschi che nascevano il 25 gennaio o il 29 giugno, date che commemoravano la conversione e il martirio di S. Paolo, oppure erano ultimi di sette figli maschi, come hanno documentato anche altri autori. I predestinati potevano otte4nere il potenziamento della capacità di manipolare i serpenti tramite un rito, detto "inciarmazione".

 

Questi brani sono tratti dal libro
Cocullo- Un percorso italiano di salvaguardia urgente
Lia Giancristofaro- PATRON Editore - Bologna, 2018

 

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