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Anna Nacci
New York, Camilla
romanzo

New York, Camilla

Camilla, affascinante adolescente americana nata da emigrati italiani, ha modo di vivere le emozioni più forti e coinvolgenti che possa offrire New York sulla fine degli anni '20…
Una donna sensibile, passionale ma risoluta, coerente e tenace: antesignana della donna post anni '60 riesce a sconfiggere i rigorosi dettami che la volevano silenziosa succube dell'arroganza del padre prima e del marito poi.
Una lotta condotta credendo di avere il fluire del tempo come alleato, ma che alla fine le si rivela un nemico senza possibilità di ritrattazioni, costringendola ad una libera ma triste solitudine, alleviata unicamente da voci e fantasmi.

[…] "Il Connie's Inn era un locale straordinario: di forma rotonda, presentava una pista da ballo circondata da tavolini; l'intera sala era perimetrata da balconcini con altri tavolini per chi voleva godersi gli spettacoli in più intimità o riservatezza. Il tutto era sovrastato da un candelabro gigantesco e luccicante che veniva spento all'inizio di ogni spettacolo contemporaneamente all'accensione di piccoli abat-jour posti su ogni tavolo. Frank e Joe avevano prenotato un tavolo, anche questa volta in prossimità del palcoscenico, prontamente corredato da bottiglie di champagne francese, senza mistificazioni di sorta. (…) Il presentatore annunciò l'orchestra di Carol Dickerson diretta da un certo Louis Armstrong. Mentre annunciava si alzava un grande sipario di velluto rosso su una favolosa orchestra la quale attaccò un'intro che faceva presagire qualcosa di molto emozionante.
Alla fine dell'intro giunse lui, Louis…"

[…] "Fu involontariamente che cadde il mio sguardo attraverso le imposte socchiuse di una cameretta parcamente illuminata da una lampada a petrolio. Le pareti erano in maniera insolita addobbate da alcuni scialli a colori sgargianti e vari nastrini variopinti; al centro di una parete era affissa l'immagine colorata di un santo. In quel mentre notammo alcuni strani figuri che introducevano, trascinata per le braccia, una ragazza vestita con una canotta bianca ed un paio di mutandoni bianchi. L'appoggiavano così al centro della stanza su di una coperta distesa sul pavimento, con il capo in direzione del santo; la ragazza rimaneva ferma, apparentemente priva di sensi. Rimasi per un attimo perplessa, spaventata per quello che poteva accadere alla ragazza, anche perché si percepiva fra i presenti una forte tensione. Mandai di corsa Nina a chiamare Ciccio e il suo amico, mentre nella camera continuavano a giungere altre persone, tutti vestiti con colori scurissimi… alcuni con degli strumenti musicali…
La ragazza era sempre immobile, pallida, pareva morta. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quelle immagini fortemente cariche di mistero, di preoccupazione ed ansia, di percettibile eccitazione ed insofferenza; sentivo però che non dovevo farmi scoprire, rimanendo così nascosta fra la parete e i cardini degli scuri. Da alcuni piccoli cenni ed atteggiamenti cominciai a dubitare che gli astanti avessero cattive intenzioni nei confronti della ragazza, anzi, pareva che si stesse tessendo una rete di solidarietà che in cerchio stringeva la giovane inerte. D'un tratto il corpo di quella ebbe un sussulto, poi un altro ancora e a quel punto un tamburello con sonagli e nastrini colorati cominciò a scandire un ritmo prima pacato e deciso, e poi, in crescendo, molto più cadenzato e veloce. Contemporaneamente la ragazza, sempre con gli occhi chiusi, cominciò a dimenarsi con le braccia e con le gambe muovendosi lentamente come imitando un animale. Una fisarmonica accennò un accompagnamento per un violino che fece stridere le sue corde in un motivo ripetitivo ed insinuante. La tensione prese ad aumentare sensibilmente mentre la ragazza si contorceva sempre più cominciandosi a muovere in maniera incontrollata intorno al perimetro della coperta come in una danza scomposta gemendo frasi incomprensibili, urlando e impastando sudore, lacrime e saliva fra i lunghi capelli corvini. […] La sventurata continuava ad agitarsi come un'ossessa nell'indotto bisogno di liberazione denunziando in realtà come un peccato personale, amare una persona contro il volere dei genitori, fosse il male sociale che incombeva sulla sua persona, sul suo essere donna, sulla sua quotidiana condizione di emarginazione. Solo in quell'attimo veniva a crearsi uno spazio tutto suo, unicamente da lei gestito, in cui la si degnava di attenzione; unico momento di sfogo prima di rientrare nella normalità, nel silenzio, nell'unica soluzione, possibile, per la sua esistenza: il matrimonio, per giunta con l'uomo indesiderato. (…)"

"… Eravamo al centro dello spiazzo, circondate dall'enorme abitato del vescovo, dalla biblioteca e dalla curia vescovile collegate ad un seminario tramite un ballatoio in pietra. L'altezza dei palazzi mi soffocava, le gocce di pioggia mi infastidivano, feci ancora mezzo giro e scoprii la cattedrale…Una immensa costruzione di pietra gentile merlettata ai bordi superiori da incredibili ricami; tre portali dei quali il centrale sovrastato da un enorme rosone. Nel centro di quello era raffigurato un piccolo Cristo attorniato in cerchio da sette cherubini, dal quale si dipartivano dodici piccole colonne a raggiera, dal quale ancora si irradiavano altre ventiquattro più lunghe colonne disegnando una ruota che presentava nei punti cardinali delle croci; nelle restanti estremità delle colonnine dei segni che probabilmente simboleggiavano l'adorazione del Sole come divinità. L'intera ruota era addobbata da un festone circolare di frutti e fiori che abbracciavano i dodici apostoli. Sette, dodici, ventiquattro, ancora dodici… le ore, i giorni, i mesi, la ruota… tutto in un armonico movimento ciclico che inesorabilmente e implacabilmente girava come il tempo, come il forte turbine di vento e pioggia che mi avvolse oscurandomi la vista, inghiottendomi fra le sue spire e catapultandomi verso il rosone che assumeva dimensioni sempre più gigantesche e prossime al mio abbraccio, girando insieme in un vuoto vertiginoso… Gli apostoli che ridevano sguaiatamente, senza denti, il profumo dei fiori che mi stordiva sempre più, le colonnine delle ore che rintoccavano, il piccolo Cristo che mi sorrideva felice… poi la caduta libera, il buio, il nulla, il silenzio…"

ANNA NACCI, "NEW YORK, CAMILLA"
ED INSIEME, 1996 - TERLIZZI (BA)

 

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Tarantismo e Neotarantismo: quali affinità?

Questi brani sono stati tratti da "Breve storia del tarantismo", se vuoi leggere altri testi, torna... in transe!

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