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Trattato di storia delle religioni

[…] “Il riconoscimento della solidarietà fra la fecondità della gleba e quella della donna è uno dei tratti caratteristici delle società agricole. Per moltissimo tempo i Greci e i Romani hanno parificato gleba e matrice, atto generatore e del lavoro agricolo. Questa parificazione si ritrova, del resto, in molte civiltà, e ha dato origine a numerose credenze e riti. Eschilo, ad esempio, dice che Edipo <osò seminare il sacro solco ove si era formato e piantarvi un fusto cruento. […] Si ammette volentieri che l’agricoltura fu una scoperta femminile. L’uomo, occupato a cacciare la selvaggina o a pascere le mandrie, era quasi sempre lontano da casa. La donna invece, col suo spirito di osservazione ristretto ma acuto, aveva occasione di studiare i fenomeni naturali della semina e della germinazione e poteva tentare di riprodurli artificialmente. D’altra parte, essendo solidale con gli altri centri di fecondità cosmica – la Terra, la Luna - la donna acquistava anch’essa il prestigio di poter influire sulla fertilità e poterla distribuire. Così si spiega la parte preponderante rappresentata dalla donna all’inizio dell’agricoltura – specialmente nel periodo in cui la sua tecnica era ancora patrimonio femminile -, parte che le donne svolgono tuttora in alcune civiltà. […] L’assimilazione della donna alla terra coltivata si incontra in molte civiltà, ed è stata conservata nelle tradizioni popolari europee. <Io sono la terra>, dice l’amata in una canzone d’amore egiziana. […] Invece in un inno del XII secolo, Maria Vergine è glorificata come terra non arabilis quae fructum parturiit. […] Nei testi musulmani la donna è chiamata “campo”, “vigna”, ecc. così il Corano (II, 223): <Le vostre mogli sono per voi come dei campi>. Gli Indù assimilavano solo e vulva (yoni), grano e sperma.

[…] Una volta, nei tempi eroici della storia delle religioni, si credeva che il culto del Sole fosse conosciuto, in altri tempi, da tutta l’umanità. Si può dire che i primi tentativi di mitologia comparata ne decifrassero le tracce dappertutto. Tuttavia, fin dal 1870, un etnologo eminente come A. Bastian osservò che questo culto solare si trova, in realtà, soltanto in rarissime regioni del globo. […] Soltanto in Egitto, in Asia e nell’Europa arcaica, quello che si chiama <culto del Sole> ha goduto di un favore tale da divenire in certe occasioni, per esempio in Egitto, vera preponderanza. Se consideriamo che, oltre Atlantico, il culto del Sole si è sviluppato unicamente nel Perù e nel Messico, cioè fra i soli popoli americani “civilizzati”, e i soli che abbiano raggiunto un’autentica organizzazione politica, non si può non riconoscere una certa concordanza fra la supremazia delle ierofanie solari e i destini “storici”. Si direbbe che il Sole predomina dove, grazie ai rei, agli eroi, agli imperi, >la storia è in cammino>. […] In Grecia e in Italia in Sole occupò un posto assolutamente secondario nel culto. A Roma, il culto solare venne introdotto sotto l’Impero attraverso le gnosi orientali, e vi si sviluppò in modo, per così dire, esteriore e artificiale, favorito dal culto degli imperatori. La mitologia e la religione greche hanno conservato tuttavia qualche traccia delle ierofanie “infernali” arcaiche del Sole. Il mito di Helios rivela tanto le valenze ctonie quanto quelle infernali.”

 

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Questi brani sono tratti dal libro di
MIRCEA ELIADE, Trattato di storia delle religioniBOLLATI BORINGHIERI, 2001

 



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